… È nata in
antico nei Campi Flegrei.
L’innovativa
ipotesi di Lombardi-Mantile-Pisano ….
In un mio intervento apparso sul numero 10 del 18 maggio 2013 di Pozzuoli Magazine, intitolato “Il caso Campi Flegrei”, ho affermato che il nostro comprensorio è oggi Uno dei centri mondiali di costruzione della conoscenza. Credetemi, non ho debordato. Esempi di tasselli e illuminazioni e nomi di studiosi ad attestazione di quanto detto? Diversi, anche se non molti. Solo da parte mia sono state offerte in pochi anni oltre trenta inedite password, rischiaranti, rettificanti e/o ‘colmanti’, tutte dovunque positivamente accolte, alcune talora con entusiasmo forse anche un po’ esagerato. Mi si perdoni perciò se segnalo, a chi non ancora le conoscesse, alcune recentissime ‘chiavi di lettura’ che mi coinvolgono in prima persona. Altri, se lo ritengono opportuno, possono esporre le proprie. Esse riguardano le famose fiaschette vitree, realizzate tra il III-IV secolo d.C., con molta probabilità a Puteoli nelle botteghe del Clivus vitrarius ac turarius (attuale via Ragnisco), e pertanto mi sembra giusto riproporle in questa sede.
Dette fiaschette sono state studiate perlopiù per il loro fondamentale contributo alla ricostruzione topografica della fascia costiera flegrea e raggruppate in due serie, a seconda di quanto raffigurato sulla loro pancia: “Serie Puteoli” e “Serie Baiae”. Ma che esse fossero anche da collegare alle moderne strategie poste in essere per valorizzare e far conoscere quanto di notevole un territorio offre per ‘catturare’ il turista, a quanto mi risulta non era mai stato preso in considerazione da chicchessia. Nessuno studioso aveva intuito prima che l’esemplare di Varsavia in particolare, così chiamato dal nome della città in cui attualmente si trova (Museo Nazionale), appartenente, insieme a quelli rinvenuti a Piombino/Populonia e ad Ampurias, alla serie baiana, si può ritenere, credo a ragione, il primo esempio della suddetta tecnica pubblicitaria. Sulla sua pancia infatti sono raffigurati i monumenti notevoli di Baia, ma anche gli ‘ostriaria’ e, elemento ‘attirante’ modernissimo – un’esclusiva di questo esemplare - una bella donna distesa sulle onde marine con nella mano sinistra un bicchiere e nella destra spighe di grano.
Quale il valore e la portata di tale scoperta, nata qui, nei Campi Flegrei, e dovuta a un felice incontro pluridisciplinare - e, aggiungerei, anche enogastronomico, essendo esso avvenuto nella Taberna Martino di Bacoli, complici i gustosi piatti preparati dal sapiente chef Gennaro uniti in inebriante matrimonio d’amore con una bella, fresca, nostrana falanghina - fra Giovanni Lombardi, Sergio Mantile e lo scrivente? Senz’altro enormi. Tali da far vedere sotto una luce del tutto nuova quanto finora detto, a livelli anche alti e qualificati, su Visual Tourism, Visual Culture, Sociologia visuale et similia.
Se le cose stanno così, se l’ipotesi di cui sopra non è infondata, le nostre bottigline vitree sono dunque, come da tempo suggerito da diversi studiosi, dei souvenirs per turisti? Già nel lontano 1890 Julius Beloch, ad esempio, nel suo ancora oggi fondamentale libro Campanien. Geschichte und Topographie des antiken Neapel und seiner Umgebung, era di questo avviso e pensava a ‘ricordini’ che gli ospiti che venivano numerosi a curarsi nelle nostre miracolose terme portavano con sé in patria. Ma è chiaro che non si veniva qui solo per le acque termali e il gruppo degli acquirenti va perciò allargato, come ben evidenziava Ch. Picard in un suo saggio su Pouzzoles et le paysage portuaire pubblicato nel 1959 su «Latomus»: «On doit croire que ces divers vases de verre avaient été d’abord des souvenirs de touristes, venus par plaisir, ou intérêt commercial et autre, au bord du Golfe de Naples. Ils les emportaient pour pouvoir évoquer, grâce à eux, jusqu’au loin, la belle cité balnéaire». Oggi, però, considerare in blocco le bottigline realizzate a Puteoli unicamente come dei semplici souvenirs è cosa da ritenersi piuttosto riduttiva. In seguito ad indagini più approfondite e al rinvenimento di nuovi esemplari, si è visto che esse sono da collegare, in tutto o in parte, anche al ‘refrigerium’ (vari esemplari non a caso sono stati trovati in tombe e catacombe), cosa già comunque ipotizzata nel passato (cfr. A. Stuiber, Refrigerium interim, Bonn 1957, p. 57 sgg.; V. Tran tam Tinh, Le culte des divinités orientales en Campanie…, Leiden 1972, pp. 26-27), ma che ha avuto una conferma in seguito alla mia segnalazione di ‘parlanti’ documenti pagani e/o cristiani, relativi appunto al refrigerium, da me studiati e per la prima volta accostati alle nostre fiaschette. Espressioni incise su alcune di esse, come FELIX PIE ZESAES CVM TVIS (fiaschetta di Praga) ad esempio, sono molto simili a quelle riportate sul fondo di coppe vitree cristiane, anch’esse risalenti al III-IV secolo d.C., rinvenute a suo tempo a Roma, e collegate al rito del refrigerium (Omnes elares pie zeses cum tuis; Dulcis anima pie zeses vivas; Cum tuos omnes elares pie zeses; etc.). Al riguardo consiglio la lettura di un poco conosciuto, illuminante saggio di P. Paolucci, Refrigerium. Nuova indagine storica con prefazione di Orazio Marucchi, Camerino 1923, dove l’autore, oltre a riportare una cospicua messe di esclamazioni attinenti al rito da lui indagato, fa notare anche che “pie” e “zeses” sono espressioni greche latinizzate e significano bere.
In conclusione, spero che quanto comunicato in questo intervento possa contribuire ad attestare che, sì, il nostro comprensorio è effettivamente un vitale centro di costruzione del sapere. Ma mi auguro anche, non certo per i produttori del fenomeno evidenziato, i quali godono già di una loro positiva e ampia ‘visibilità’, che si operi da parte di tutti per vieppiù valorizzarlo e propagandarlo, in modo da farlo diventare un ulteriore, concreto, forte fattore di veicolazione e pubblicità del tanto di buono e di bello di cui la terra flegrea è ricca e che fa di essa un unicum. Con una straordinaria ricaduta, immediata e non viceversa da costruire e da inventare, su tutto e su tutti, giovani in primis, di ogni genere, sviluppo economico e opportunità di lavoro in loco soprattutto.
©Francesco Pisano, Pozzuoli 27/05/2013
1 commento:
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