La
casa era situata su uno scoglio, un enorme grande scoglio, appendice della
montagna di tufo in località stufe di Nerone a Lucrino. Aveva due
appartamentini in muratura al primo piano e sopra una bellissima casa tutta di
legno con il tetto a spiovente, che sembrava uscita fuori dal libro delle
fiabe. Vi si accedeva da un sentiero che costeggiava la parete della montagna e, che conduceva anche ad una grotta in
laterizio romano che nella puzza di muffa e il timore di incontrare voci
antiche ti conduceva alla spiaggia. Sul
lato nord della casa un pontile con un nastro in movimento che trasportava pozzolana
dalla cava scavata dietro in fondo, al
di là del monte che gli indigeni chiamavano la Mofeta. Oltre la spiaggia una
scogliera che costeggiava l’insenatura e ancora un’altra grotta in laterizio
romano. Scura buia che chissà dove spuntava. Qualche volta avevano anche
provato ad addentrarsi in quella grotta,
quando da bambini si ubriacavano di sole su quella spiaggia e su quella
scogliera nelle giornate di luglio, ma poi avevano pensato che inoltrarsi
troppo non era il caso, e avevano
lasciato perdere, per timore di una
brutta esperienza, in fondo erano bambini! Tra gli scogli nelle piccole
insenature rivoli di acqua calda uscivano nei pressi della grotta. Ci si
sedevano dentro e amavano sentire quel contrasto tra l’acqua calda termale che
fuoriusciva da sotto la montagna di Punta Epitaffio e la freschezza dell’onda
che veniva a riposarsi in quell’anfratto, tra gli scogli: Lo consideravano un
privilegio e facevano a turno per starci dentro, a turno per non scontentare nessuno e non
litigare.
La
nonna viveva alla casa allo scoglio dal 43, anno in cui il silurificio a Capo Miseno chiuse i battenti e buttò in mezzo alla
strada tutti gli operai che vi lavoravano, e il nonno perse il lavoro. Intanto ...l’aggressività fascista si faceva sentire e per giunta il nonno non celava le sue simpatie per Stalin e il comunismo. Diceva sempre a chi lo incontrava : ‘Add’ arrivà Baffon’ e così arrivò anche la richiesta di sfratto e in poco tempo si ritrovò con la sua famiglia senza stipendio e alla ricerca di una casa. Cercarono un po’ ovunque a Baia, ma non avevano disponibilità economica e fu così che gli fu indicata quella casa. La casa allo scoglio, tra punta Epitaffio e le Stufe di Nerone, di proprietà di un signore un po’ bizzarro che non aveva calcolato che viverci era tutt’altra cosa che contemplarla o magari trascorrerci qualche bel giorno d’estate, un signore che non aveva compreso l’immane carico di solitudine che la casa portava con sé. Decise di fittarla a un modico prezzo e il nonno la prese. Fu così che i suoi 5 figli si ritrovarono a passare dall’abitare da via Lucullo in pieno centro a Baia deportati su quello scoglio. Il nonno non era un baiano, ma un torrese di Torre del Greco. La sua famiglia d’origine si era trasferita a Baia prima della guerra perché un giorno il bisnonno con la sua barca a vela con cui cercava i coralli in tutto il golfo della Campanella era approdato a Baia e se ne era innamorato. Aveva deciso di trasferirsi con tutta la famiglia in questa amena località dei Campi Flegrei e con la vendita dei suoi commerci di corallo aveva acquistato un palazzo: il palazzo del tabaccaio. La famiglia del nonno era benestante ma il nonno era comunista e così fu diseredato e poiché era un uomo molto buono d’animo, l’unico suo peccato era di essere “comunista”. Ecco che adesso non gli davano lavoro, lo emarginavano quando non lo calunniavano.
Il nonno era molto bello – pensò - somigliava a Samuel Beckett, con quel suo sguardo di ghiaccio, i suoi capelli ribelli, e la sua figura slanciata. Ed era tanto più bello, quanto più profondo era il suo pensiero. Amava la musica classica e leggeva romanzi e Carlo Marx, e aveva scelto il nome di una delle sue figlie proprio da un bellissimo romanzo che aveva letto. Aveva poi trovato un lavoro di guardiano, giù alle officine navali e poi di bagnino, guadagnava veramente poco, solo tre lire alla settimana, e così la nonna che era una bravissima cuoca decise di lavorare anch’ella in un ristorante. Quando la sera tornava a casa il nonno sedeva a tavola per mangiare l’unica zuppa di fagioli che le figlie devote gli servivano, puntualmente la piccola Alice, la figlia della vicina, gli correva incontro e diceva: ‘O zi, o zi, o zi.’ Il nonno allora la aiutava a sedere composta al tavolo e divideva la sua unica zuppa della giornata con lei. Le figlie devote brontolavano e lui allora con il suo sguardo di ghiaccio le guardava severamente. Nessuno, nemmeno le figlie, poteva capire l’animo di quell’uomo, nessuno capiva quel modo d’essere che chiamavano “comunismo”.
Sulla casa allo scoglio c’erano delle leggende. Nessuno si poteva capacitare come mai qualcuno potesse aver avuto l’idea di costruire una casa sullo scoglio. C’era chi diceva che l’avevano costruita i tedeschi, chi un signore un po’ bizzarro ed eccentrico che soffriva di misantropia, chi il Comune. Anche sulla grotta giù alla scogliera c’erano delle leggende, qualcuno diceva che era una strada sotterranea che arrivava fino a Cuma e che i Tedeschi la usassero per scappare per il litorale Domitio se si sentivano braccati nel golfo!
Leggenda o non leggenda dovettero traslocare e abituarsi ad un nuovo stile di vita, più isolato e forse anche più pericoloso, in fondo chiunque poteva scendere il sentiero o salire dalla spiaggia ed ammazzare tutti! Tuttavia c’erano già altre due famiglie che vi abitavano e questo creò una nuova solidarietà, una nuova famiglia allargata. I ragazzi e le ragazze andavano a piedi a Baia a fare la spesa, i più piccoli o seguivano i pecorai su per la Mofeta oppure se ne andavano al porto a Baia nei giorni d’estate a fare i tuffi. Ma comunque il pensiero era sempre al pericolo. E se i tedeschi scendono qui e ci fucilano!
Poi arrivarono gli americani e allora i tedeschi sparirono. Gli americani erano allegri e avevano voglia di divertirsi e adulavano le ragazze e facevano loro diecimila promesse da marinaio. Raccontano di un soldato che per un giorno intero dalla strada aveva gridato: ‘Mariù io portare in Canadà’, semplicemente perché aveva incrociato due occhi azzurri incastonati in un incarnato di rosa con dei capelli nero corvino. Allora le ragazze si nascondevano comunque, anche se ridacchiando per il piacere di piacere, ma non si sarebbero mai fidate, in fondo era pur sempre soldati stranieri e non ti potevi certo fidare! Mariù si nascondeva più di tutte perché proprio aveva paura di tutti quei soldati stranieri, così come aveva paura del mare che nelle tempeste invernali si schiantava con ferocia col ruggito di un leone sulla roccia e lei nel letto pensava: E se il mare si porta via la casa? E non dormiva, no che non dormiva, fino a che la tempesta non passava!
In effetti le famiglie che vivevano sullo scoglio avevano una forte componente femminile e quindi i genitori avevano fatto una buona operazione di educazione per proteggerle, ma veramente non si sapeva come proteggerle tutte quelle giovinette così belle, e da chi proteggerle, incastrati così tra le truppe prima tedesche e poi americane sulla strada e la furia del mare dall’altra nei giorni di tempesta. Ma le ragazze erano docili, intelligenti, capivano il pericolo, e ascoltavano gli insegnamenti degli adulti inventando anche strategie per sottrarsi alla vista dei soldati.
A volte si rinchiudevano in casa a raccontarsi storie di miti e di leggende.
‘Qui c’erano i romani, avete visto le grotte? Sai, dicono che da qualche parte qualcuno qui abbia seppellito un tesoro!’
Il nonno, uscì da quella casa nel 1961, morto con un infarto fulminante nella notte. La nonna anche se dopo la ripresa economica tornò ad abitare a Baia in una bellissima casa al porto, tenne la casa allo scoglio come residenza estiva. Adesso erano i nipoti a immaginare le voci dei romani, dei pirati o dei tedeschi giù per le grotte in laterizio romano, sulla più isolata spiaggia del golfo, quella che poi giunge sotto la Punta Epitaffio.
Adesso la casa allo scoglio non esiste più, e non esiste più nemmeno lo scoglio qual’era prima, la furia del mare negli anni lo ha divorato, ne è rimasto solo un piccolo cimelio che solo chi ha conosciuto quel luogo sa riconoscere. Anche la nonna che capiva la tempesta lasciò tutti con tanti ricordi belli e brutti, portandosi via l’ultimo pezzo di storia umana in un piccolo borgo chiamato Baia.
La casa allo scoglio non c’è più!
Nessuno racconta più di lei, della casa allo scoglio: “la casa del comunista”.
(Racconto di Assunta Esposito Letto a Villa Cerillo il 26 Aprile’13 dalla Autrice stessa)
3 commenti:
Grazie davvero Assunta di questi tuoi bellissimi ricordi d'infanzia ... è un "racconto magico" il tuo!..accompagna e completa le emozioni di chi, come me, a volte si è soffermato nei pressi di Punta Epitaffio a "respirare" anche la storia di quelle rocce levigate dal vento, dal mare, dalle piogge ...con unici testimoni i gabbiani :)
“Solo chi ha vissuto e respirato i legami familiari autoctoni “flegro – mediterranei” può apprezzare con maggiore intensità tali rassicuranti atmosfere.”
Sì, rassicuranti ! Rassicuranti nonostante il contesto nient’affatto agevole dal punto di vista socio – economico, politico (in alcuni casi), e non solo… L’immagine che si apre innanzi ai nostri occhi è di un film della migliore cinematografia italiana postbellica: ricco di incertezze, di paure, carico di tensioni, ma trasudante di speranze, di gioia di vivere, di sogni realizzati e da realizzare. Poi il mare! Il mare con il suo profumo di salsedine, di alghe, di scogli tufacei caldi ed accudenti; il mare con il suo livore e la sua aspra dolcezza…
Insomma, brava Assunta. Nel tuo precedente lavoro, un coltello affilato e tagliente affonda la sua lama nella carne
viva dei ricordi e dei sentimenti familiari e non.. In questo breve racconto, no ! Un dolce ricordo – non tragico- un sogno tranquillo e consapevole: tra amori familiari, pozzolana, mofete, tufo, grotte ammuffite dal tempo, romani, cantieri aperti e chiusi: "anche al riscatto, al futuro e alle umane speranze", comunismo, russi: “Baffone”, tedeschi , americani, e la morte di nonno “Beckett” nel 1961 : anno di edificazione del muro di Berlino: vuol significare qualcosa ?
Il titolo, poi, è una vera equazione:
• La casa sullo scoglio come fiaba realizzata da un signore un po’ bizzarro/ il comunismo fiaba concepita da filosofi/bizzarri :Marx – Engels, quale azione affrancante dalle solitudini personali e dai regimi totalitari ( - veri e falsi - intimi e quotidiani), dalle classi sociali: definizione irregolare delle umane distorsioni;
• La casa vissuta…./il comunismo attuato ed inizialmente vissuto con giovanile sfrontata passione, con i sogni, le gioie e le speranze: Lenin, Trotski…, Gorki, Esenin, Majakovskij ;
• La casa lasciata, - la casa distrutta/ il comunismo…(ora solo malinconia)
Assunta, complimenti. Ti auguro di vivere il piacere e l’entusiasmo delle appassionanti aperture di tutte queste preziosi scatole cinesi, racchiuse in questo breve, ma intenso lavoro.
La casa al mare
Tu la ricordi la casa al mare,
sullo scoglio gigante
alle stufe di Nerone,
e la grotta in reticolato,
misteriosa negli echi e negli odori.
Tu la ricordi la spiaggia e
la piccola scogliera ed
il silenzio salvifico di quella insenatura.
Le nostre traversate
con la barchetta a remi
e i gamberetti pescati
con il retino tra i neri scogli.
Tu le ricordi le risate
mentre giocavamo a nascondino,
o ci improvvisavamo gladiatori
e l’altalena che ci avevano costruito,
sembrava ci sparasse fuori nell’azzurro.
Tu le ricordi le tempeste e noi impauriti
a stringerci nel letto, solo la nonna non si preoccupava,
lei lo sapeva che la tempesta passava.
Tu ti ricordi…
(di Assunta Esposito)
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