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martedì 26 febbraio 2013

IL SILENZIO MENTALE (da L’arte della serenità di C.L.)


Se ti è caro ascoltare, imparerai; se porgerai l’orecchio, diventerai saggio. (Siracide)
Ogni forma di apprendimento è basata sull’ascolto. Ma non tutte le forme di ascolto si equivalgono.
“Fate attenzione a come ascoltate”, dice per esempio Gesù “perché a chi ha (la capacità di comprensione) sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche quello che crede di avere”.
In effetti, quando non si sa ascoltare, ci si imprigiona nel proprio orticello e a poco a poco ci si impoverisce.
“Incapaci di ascoltare e di parlare” troviamo scritto in uno dei frammenti di Eraclito, con evidente riferimento a “coloro che ascoltano ma non comprendono” e che “presenti, sono assenti”.
Non può esserci vera comprensione se non siamo capaci prima di “ascoltare”. E , per ascoltare bene e a fondo, occorre mettere da parte, almeno per un po’, il complesso delle nostre convinzioni e dei nostri pregiudizi.
Dobbiamo riuscire ad ottenere ciò che nel linguaggio meditativo si definisce “ silenzio o vuoto mentale”.
Più riusciamo a far tacere i nostri pensieri e i nostri “ metri di giudizio”, più possiamo cogliere il nuovo e il diverso, ossia la fonte del nostro autentico arricchimento.

I verbi “cogliere”e “comprendere” esprimono chiaramente l’idea della necessità di un preventivo “raccoglimento” (ndr cd. concentrazione).
La comprensione presuppone un atteggiamento di vuoto ricettivo, in mancanza del quale ci limitiamo semplicemente a inserire ogni dato , ogni esperienza, nel contesto del già noto e quindi a non acquisire mai qualcosa di veramente nuovo.
“Abìtuati ad ascoltare attentamente ciò che gli altri dicono” scrive Marco Aurelio “ e cerca di penetrare il più possibile nell’animo di chi ti parla”.
Non si può ascoltare se non si fa un po’ di silenzio dentro di sé, se non si è capaci di tacere.
C’è gente invece che è talmente impegnata nell’esprimersi, nel parlare, che non è in grado di afferrare che cosa dicono gli interlocutori.
Si cade così nel “dialogo fra sordi” in cui nessuno ascolta veramente che cosa l’altro abbia da comunicare.
Per poter parlare, per riuscire a dire cose autentiche, per svolgere un dialogo ( e non il solito monologo o l’inutile chiacchiera), imponiamoci ogni tanto un po’ di silenzio mentale, cerchiamo di ascoltare gli altri nel vuoto dei nostri pregiudizi.
“Dobbiamo disporci all’ascolto con animo disponibile e pacato” afferma Plutarco “come fossimo invitati a un banchetto sacro o alle cerimonie preliminari di un sacrificio”.
(Da ”L’arte della serenità” di Claudio Lamparelli - Letto a Villa Cerillo il 22 Febbraio’13 da MarisaB.)
Dal Web:
http://www.fiorigialli.it/libri/index.php?big=187 
http://claudiolamparelli.jimdo.com/2012/08/04/la-nostra-realizzazione/ 66

1 commento:

Marzullann ha detto...

.. e noi ci alleniamo a questo :) proprio con la Lettura Condivisa !