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martedì 26 febbraio 2013

Da LA DOPPIA VITA DEI NUMERI di Erri De Luca


Il dialogo un tempo è stato uno strumento della filosofia: da Platone a Giordano Bruno i dialoghi mettevano in scena un contradditorio tra una tesi e l'antitesi, conducendo a sintesi il lettore. Asservito in questo modo a una dimostrazione, il povero dialogo si svolgeva ammanettato di fronte a un tribunale invisibile. Invece deve essere una creatura allo stato brado, il dialogo, e le sue parti possono avere tutte torto o venirsi incontro sulla spinta di istinti, sentimenti e altre variabili. Dialogo succede tra uno scoglio e le ali che ci fanno il nido, tra il seme e la terra, tra le nuvole e il vento, tra le onde e una barca in avaria, dialogo è lo stacco di una foglia d'autunno fino alla sua ultima oscillazione e alla sua resa al volo. Dialogo non è un interrogatorio.
Monologo è quello del fuoco nel camino, che borbotta, sputa, scricchiola, soffia e fa una ninnananna, una preghiera, un'arringa di avvocato difensore.
Coro è il mercato, non il grande magazzino dove il cliente è incolonnato e muto con il suo carrello, ma quello all'aperto dove si grida il vanto della merce e si contratta il prezzo.
Vengo da una città che suona a orecchio, Napoli è ammuina. Non è solo voce dialettale, esiste in italiano “ammoinare” , fare moine. Napoli è ammuina di voci e di conversazione che si svolgono contemporaneamente e il cittadino sa di partecipare di tutte quelle intorno. Mi meraviglio quando in televisione due si danno sulla voce e gli altri non riescono a capire. A Napoli tutti si danno sulla voce e ognuno può seguire una dozzina di conversazioni. Questione di esercizio: fanno così pure i buoni scacchisti giocando più partite alla volta e senza bisogna di scacchiera.
In un posto affollato l'orecchio è l'organo maestro. La vista, poveretta, è circondata e può solo sbirciare un poco innanzi. Meglio sa fare il naso, che può sapere quello che succede alle spalle. Superiore è l'orecchio, che riceve anche attraverso i muri. Perciò Napoli è stata gremita di teatri, quanto la Varsavia ebraica che parlava yddish. Tra numerosi in poco spazio si sviluppa il teatro, per necessità di mimica e di scambio. L'ammuina è sollecitata dalla densità. Sulle navi borboniche era perfino un ordine dato ai marinai: “facite ammuina”. Allora quelli che stavano a prua correvano a poppa e da poppa correvano a prua, mentre quelli che erano in basso alle vele salivano e quelli in alto scendevano. “facite ammuina” serviva a dare da lontano l'impressione di febbrili manovre. Il teatro napoletano è scuola d'ammuina.
A Napoli mimica è inflessibile, non si può sbagliare l'angolo del polso, il raggruppamento delle dita, il ritmo sincopato della mossa che deve significare: “ tu che bbuo'?”, tu che vuoi? Il forestiero si tradisce subito, prima che apra bocca, non la sa seguire. “tu che bbuo?” è un'esecuzione e lascia minimo scampo di risposta.
Cresciuto col teatro sul lastrico di marciapiedi e soglie, mi sono trovato iscritto all'anagrafe del posto più da spettatore che da cittadino. Perfino nei litigi sanguinosi mi facevo distrarre dall'esibizione rituale. Dovevo concentrarmi per reagire. Perciò ne ho prese più di quelle date. Lo spettatore a Napoli paga sempre un prezzo.
(Da ”La doppia vita dei numeri” di Erri De Luca - Letto a Villa Cerillo il 22 Febbraio’13 da Claudia C.)
DAL WEB: Il romanzo è per la maggior parte basato sui dialoghi, come fosse un testo teatrale. Al centro dell’ultimo romanzo di Erri De Luca troviamo il rapporto fra vivi e morti, in circostanze del tutto particolari. Così lo scrittore parla del suo libro: ”Le storie che racconto affiorano all’orecchio, prima di ridursi al fruscio della penna sul quaderno a righe. Hanno il punto di partenza in forma di teatro personale, che si svolge alla lentezza della mano e della trascrizione”.
E continua: “I numeri estratti sono pretesti per riandare indentro nel tempo e ritrovare le cose più buffe che gli sono capitate” e sottolinea ”insieme ai numeri estratti vengono estratte le vite che hanno una seconda possibilità. La doppia vita dei numeri permette una seconda occasione anche alle persone che non ci stanno più”.
I due protagonisti di questo pezzo teatrale firmata dallo scrittore napoletano sono in attesa di qualcuno. I due aspettano una situazione che potrebbe anche non realizzarsi, perché con attesa Erri De Luca in questo romanzo non intende l’attesa di qualcosa di concreto, bensì della memoria ed del ricordo. Si tratta dunque di un rituale che ricorda chi non è più accanto a noi e che vorremmo fosse ancora accanto a noi.
Lo scrittore napoletano è molto apprezzato in Italia ed è stato definito da
Giorgio De Rienzo critico letterario del “Corriere della Sera”, “lo scrittore del decennio”.

Il suo primo romanzo dal titolo “Non ora, non qui” uscì nel 1989. Tra il 1994 e il 2002 ha ricevuto il premio France Culture per “Aceto, arcobaleno”, il Premio Laure Bataillon per “Tre Cavalli e il Femina Etranger per Montedidio”. Il libro “Tu, mio” è del 1999. Erri De Luca si può leggere anche su diversi giornali nazionali, come La Repubblica, il Corriere della Sera, il Manifesto, Avvenire e Gli Altri.
http://www.vorasedizioni.it/la-doppia-vita-dei-numeri

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