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domenica 9 dicembre 2012

SCONTRO DI GENERAZIONI di Battistello Guido


L’uomo entrò nella spaziosa cucina e salutò la moglie indaffarata a preparare la cena. Non era alto ma molto robusto, le mani grosse e callose, indurite in tanti anni di duro lavoro. “Sei stanco?” chiese la moglie con dolcezza, andandogli incontro premurosa.”E’ stata una giornata calda,Margherita” rispose l’uomo sedendo su una sedia e passandosi la mano sulla fronte di sudore.  .. “la fattoria è grande” .. continuò con voce arrocchita .. “c’è sempre tanto da fare. Se almeno nostro figlio mi fosse di aiuto. Invece quello non pensa ad altro che a prendere la macchina e andarsene in città. Ai miei tempi, in Italia, a dieci anni si andava già sui campi per aiutare il padre. “Finì con un sospiro”. “Abbi pazienza” disse la donna .. qui siamo in America, i ragazzi studiano e poi i tempi sono cambiati ..  Louis è tanto giovane in fondo , non si può pretendere troppo. Per nulla convinto il marito brontolò: “Ma dov’è adesso?” Non viene più neanche per la cena? “ Via non te la prendere si sarà attardato con gli amici”. “Già, quelli. Te li raccomando. Non pensano che a far baldoria e filare con le ragazze  come se la vita fosse solo bagordo. Santo Iddio, se non si abituano a lavorare da giovani quando vuoi che lo facciano, da vecchi?”.”Bisogna cercare di capirli, Antonio. Loro hanno cominciato da dove noi abbiamo finito.
Il progresso li ha raggiunti troppo in fretta, per noi invece certe cose sono state una lenta conquista, un traguardo da raggiungere a furia di sacrifici. Io dico che c’è tempo per tutto.  Vent’anni sono sempre vent’anni”. Si sentiva che cercava con ogni mezzo di giustificare il figlio anche se in cuor suo lo disapprovava. “Benedetta donna , troppe tenerezze hai avuto per lui. Hai voluto che studiasse agraria, ma lui non ama la terra, non so neanche quali idee abbia per il capo. Certo è che da qualche tempo lo vedo strano”. In quella si sentì il latrato del cane e il rumore di una macchina che si avvicinava. Poco dopo le ruote stridettero sulla ghiaia. Louis entrò col viso sorridente, ma la vista del padre tutto accigliato gli fece morire il sorriso. “Salve vecchi” disse compunto. Era un giovane alto e forte con un viso intelligente, due occhi neri e profondi. Il padre lo squadrò poi in tono burbero disse: “Almeno togliti i segni del rossetto sulle labbra. Dovresti farlo per tua madre”. “Perché hai paura che si scandalizzi?” rispose alzando le spalle. Si passò il fazzoletto sulle labbra  e subito si mise ad osservarlo con attenzione. Accidenti, gliene aveva lasciato di rossetto Eleanor.  Però, pensò,  che fior di ragazza e come sapeva baciare. Impetuosa, da vera irlandese. Il pensiero di lei gli fece tornare il sorriso. “T’avverto” riprese il padre in tono burbero … “che io non tollero che si manchi di rispetto alla mia casa ed esigo che all’ora di cena tu sia già rientrato. Almeno finchè mangi di questo pane”. “Sono idee sorpassate” rispose il giovane irosamente … qui non siamo in Italia, non l’hai ancora capito? Le vostre costumanze risalgono ad un’epoca che ha fatto il suo tempo. Non si può vivere nel nostro mondo con la mente volta al passato. Dovresti scordartele ormai”. La madre intervenne con dolcezza. “Su non esageriamo ora. Lo sapete bene che litigate sempre per delle sciocchezze. Non è successo nulla di grave in fondo”. “Le parole hanno sempre un loro valore, mamma. La sua casa e il suo pane mio padre se li può tenere. Ho deciso di andare a mangiare del mio, così non avrò nessuno che me lo rinfacci”. Antonio strinse i pugni ma cercò di dominare l’ira. Aveva anche lui un temperamento focoso che però in tanti anni d’America era riuscito a controllare. “Ti manca qualcosa qui, figlio?” chiese in tono raddolcito. “Tutto mi manca, ma soprattutto la mia libertà. Non posso vivere la mia vita guardando campi e guidando il trattore, alzarmi all’alba e coricarmi con le galline. Ci vuole altro alla mia età, non lo capisci? Vuoi che mi riduca come te? Che cosa hai avuto tu dalla vita, dimmi. Hai accumulato un po’ di denaro, ma che parte ti è toccata di gioia?” Il vecchio si versò un bicchiere di vino, lo prese in mano, lo guardò attraverso la luce.”Mi è toccato quello che non avevo mai sognato: la serenità, la gioia di possedere qualcosa, di far felice tua madre, di darle la sicurezza. E ho sudato sai, quando tu eri piccolo. Dieci anni di miniera a scavare carbone, nel buio, come una talpa, senza vedere mai il sole, raggranellando dollaro su dollaro finchè non sono riuscito a comperarmi questa fattoria, a pagarmi i debiti col mio lavoro”. Louis si era seduto ma si vedeva che ascoltava di malavoglia, che il suo pensiero era lontano. “ Tu sei stata davvero felice, mamma? Sii sincera, non hai rimpianti?” La donna si scosse e i suoi occhi ebbero un lampo, come se soltanto in quel momento si rendesse conto della realtà. “E me lo domandi? Rispose con orgoglio .. “tuo padre è stato un uomo meraviglioso, un vero uomo. Mi ha protetta, mi ha confortata, mi ha dato una casa. Tornava disfatto dalla fatica, ma appena entrato sorrideva, mi faceva una carezza. Per me era come se mi portasse dei fiori. E insieme facevamo progetti per il tuo avvenire, su quello che ti sarebbe rimasto. Che cosa può pretendere di più una donna che è nata povera?”.  Voleva continuare ma era vinta dalla commozione. Prima che lo facesse il figlio riprese a parlare. “Allora io vi lascio alla vostra vita felice, mamma. La mia strada è un’altra. Io sono giovane, ho altre idee. La vita non è quella che voi avete creduto. La vita è ben altro. Ci sono città che voi non immaginate nemmeno, luoghi che non avete mai visto, dove uno si sente un signore al solo guardarli”. Per la prima volta i genitori lo sentivano parlare così e si domandavano chi gli aveva messo in testa tutte quelle stupide idee, mentre qualcosa moriva dentro di loro. Quel velo che li aveva tenuti protetti dalla realtà cadde improvvisamente. Erano consapevoli che rappresentavano due mondi diversi che non avrebbero più potuto comprendersi. Loro erano nati contadini, erano figli della terra, avevano conosciuto la miseria e la fame e da piccoli avevano imparato a rispettarla la terra come fonte di vita. Il figlio no, il figlio era andato a scuola, aveva letto tanti libri. Non aveva mai conosciuto le ristrettezze. Il padre si alzò. Era pallido e la voce gli tremava. “ Credo che non abbiamo più nulla da dirci, figliolo”. Si avvicinò ad un mobile, trasse di tasca una chiave, aprì il cassetto, ne trasse un fascio di banconote.” Qui ci sono 500 dollari. Alla tua età non li guadagnavo in un anno. Se hai bisogno di qualcosa, scrivi, cercherò di aiutarti, sei sempre mio figlio anche se mi hai pugnalato alla schiena. Però è meglio che tu parta stasera stessa, domani potrei pentirmi e ucciderti con le mie mani per il male che ci hai fatto. Posò il denaro sul tavolo con gesto sprezzante. “Prenditi pure la macchina” soggiunse .. a noi non serve”. La madre sta in piedi a guardare la scena,  pallida e tremante, le mani incrociate sul petto. Questo è mio figlio, pensava, quella creatura che è uscita dal mio grembo, che ho allattato, che ho considerato un dono di Dio. Come poteva essere tanto crudele? Louis prese il denaro e la sua mano era ferma.  Guardò i genitori senza tenerezza, salutò con la mano e uscì. Poco dopo si udì la macchina partire e tutto tornò silenzio. I vecchi si presero per mano, si abbracciarono e piansero sommessamente.
(Da “I CONTEMPORANEI’72”-Antonio Lalli Editore )- Letto a Villa Cerillo il 30Nov.’12 da MargheritaM.

2 commenti:

Marzullann ha detto...

..in effetti l'ho pubblicato integralmente perchè non sono riuscita a trovare sul Web un Link che lo riportasse ... se qualcuno potesse indicarmelo ... sarei grata e felice! ...bel racconto che ci riporta al "ns." scontro di generazioni!

claudiac ha detto...

una lettura che si è rivelata ancora attualissima. grazie Margherita.