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mercoledì 19 marzo 2014

“ I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia” di F. Imposimato


Da pag.283 .. Ancora a Zaccagnini, il 24 aprile 1978, il presidente democristiano ( Aldo Moro) scrisse:

Lo ripeto, non accetto l’iniqua e ingrata sentenza della DC. Non assolverò e non giustificherò nessuno. Nessuna ragione politica o morale mi potranno spingere a farlo. Con il mio è la mia famiglia ferita a morte. Non creda la DC di avere chiuso il suo problema, liquidando Moro. Io ci sarò ancora come un punto irriducibile di contestazione e di alternativa. Per questa ragione, chiedo che ai miei funerali non partecipino le autorità dello Stato e gli uomini di partito. Chiedo di essere seguito dai pochi che mi hanno voluto veramente bene e sono degni di accompagnarmi con la loro preghiera e il loro amore.
Per tutta risposta, cinquanta personalità del mondo cattolico, tra cui il vescovo Antonio Zama e l’avv. Vittorino Veronese, firmarono una lettera nella quale si affermava che Moro non era più lui, cui lo statista replicò:

I condizionamenti nella Politica secondo A. Parisi


… ovvero l’anticomunismo americano e i suoi riflessi nella politica italiana:

-Stato e antistato pag. 223

Spesso .è stata sollevata l'obiezione: ma se accusate Andreotti per tutte le trame della nostra storia e, soprat­tutto, per le sue amicizie mafiose, significa che questo paese, questa Repubblica è stata «sempre» nelle mani di mafiosi ed eversori, dal momento che Andreotti è stato sempre al potere. E questa, sostengono, è una ricostruzione che non si può accettare, essendo il nostro un grande paese democratico...
Allora mi viene da sorridere. Si, questa Repubblica è stata sempre, sin dall'inizio, strettamente intrisa di fascismo e di elementi non democratici, percorsa da sintomi molto pericolosi. È vero, ce l'abbiamo sempre fatta, o quasi sem­pre. Perché? Come è stato possibile? Stato e Antistato, se nacquero insieme, furono anche «una sola cosa»?
Questo è un problema che continua a coinvolgermi, un pro­blema che attiene la cronaca e gli individui che ho conosciuto e sui quali ho scritto, ma anche e soprattutto la storia. È la storia che potrà, spero presto, darci quella verità che resti nel tempo e che spieghi quell'eccesso di servilismo che fu profuso, sin da subito, nei confronti dell'alleato americano. Lo pretendeva lui o eravamo noi a offrirlo? Noi servi, loro padroni.

“Reazione Natalizia” di Ester Mele


Un Natale nuovo per un mondo nuovo ,,
Il mondo in cui viviamo è un baratro pieno di melma e fango.
La società è enormemente corrotta dalla falsità e dalle ingiustizie.
Il grande prevale sul piccolo. Il pari vuole sopraffarti.
L’ignorante vuole darsi importanza adoperando parole a lui non consone, sentite chissà da quale telegiornale
e non si accorge che, così facendo, importuna il giusto che vuole seguire correttamente la sua strada.
Se, nella tua vita, cerchi di aiutare il prossimo o raddrizzare alcune inclinazioni negative di un gruppo o di un singolo
sei definito stupido o da ricoverare.
Se, nel lavoro, dai tutto te stesso
non sei valido, sei pazzo e sei frainteso per cui susciti gelosia e inciti alla cattiveria.
Allora, Amico ! Sai che ti dico?

“L’eruzione Del Vesuvio” di Plinio il Giovane


Molti giorni innanzi s’erano avute scosse di terremoto,senza però che la gente ne fosse spaventata,perché in Campania il terremoto è un fatto abituale. Ma quella notte esso si manifestò con una tal violenza, da sembrare che ogni cosa non tremasse,ma addirittura crollasse. Era già la prima ora del giorno, e tuttavia la luce appariva ancora incerta e quasi languente. Le case all’intorno erano tutte gravemente lesionate,non ci trovavamo in un luogo aperto, ma stretto, e temevamo perciò il pericolo grave e inevitabile di restar schiacciati dalla caduta di qualche edificio. Soltanto allora credemmo opportuno di uscir fuori dalla città. Ci vien dietro il popolo tutto sbigottito, e con la gran calca ci urta e ci spinge, mentre ci allontaniamo. Appena usciti dall’ abitato, ci fermiamo. Quivi ci capita di osservare molti fenomeni sorprendenti e di provare molte paure.

Da “Il mare e il cuore Emozioni” di A. Esposito


Pag. 32 .. Quel giorno si trovò sul traghetto per Corfù con alcuni suoi amici napoletani, due psicologi e un sociologo. Avevano l’abitudine di analizzare tutti perché, purtroppo, peccavano di deformazione professionale. Lei, invece, cercava la poesia anche se insegnava sociologia; trovava le leggi della società rigide e senza pietà, mentre la poesia era il soffio divino. Aveva portato con sé un libro di Garcia Màrquez il cui titolo era Racconti di un naufrago. Era la storia di un navigante che riesce a stare su un pezzo di legno in mezzo all’oceano per una serie di giorni. Lo lesse tutto di un fiato, pagina per pagina, punto per punto, seduta sul ponte della nave. Il buio era intenso, non riusciva a distinguere il mare dall’aria. Rimase molto colpita dalla parte finale del testo, quando il naufrago sfinito approda sulla spiaggia e finalmente, abbracciando la terra, si addormenta. Improvvisamente sente una presenza, apre gli occhi e vede i piedi di qualcuno, e in quel momento pensa: “ O Dio, un cannibale”. Anche questa era saudade ( ricordo nostalgico) ! Improvvisamente alzò gli occhi dal libro e vide che il nero in cui era immerso sbiadiva; cominciò a distinguere l’acqua, che prima diventò antracite, e subito dopo blu scuro…..

martedì 18 febbraio 2014

“I Lirici Greci” …selezione di C. Procope

Motivazione di questa scelta: Dietro i loro versi, limpidi e leggeri, abita un senso profondo, un mondo dove lo stupore s’alterna alla sapienza e con grazia vi si fondono cose elevate e cose umili, divino e umano.
Le immagini con poche  parole, i sentimenti misurati e l’eleganza del tono fanno di questi versi un modello di poesia dell’essenzialità.

Saffo .. Tramontata è la luna
Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte;
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.
Scuote l'anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce;
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.
Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.


Ancora di Saffo … Sulla tenera erba appena nata
Piena splendeva la luna

“Le grandi madri della scrittura” di Dacia Maraini

(Prefazione a Ragione e Sentimento di J.Austen)
Le donne leggono. Hanno sempre letto molto. Ci sono grandi e piccoli quadri che le ritraggono mentre tengono in mano un libro sdraiate su un divano o sedute su sedie imbottite, o distese su un prato, immerse nella lettura. Il pittore sembra osservare con occhi un poco invidiosi la capacità di concentrazione della sua modella che, quando legge, dimentica ogni cosa.
Eppure in quel leggere silenzioso e segreto c’è un’intenzione nascosta che ha spaventato gli educatori e i controllori dei costumi di tutti i tempi. Da ricordare che Flaubert fu denunciato per avere scritto un libro pericoloso basato sull’adulterio (sto parlando di Madame Bovary) che, dovendo finire nelle mani delle “signorine da marito”, avrebbe provocato danni “irreparabili”. Evidentemente le signorine da marito dell’Ottocento erano avide di libri e quando affondavano il naso in un romanzo non mostravano molta voglia di uscirne.
 Qualcuno potrebbe dire che era un modo di viaggiare nel tempo e nello spazio, per una immaginazione femminile spesso costretta in stanze piccole e anguste, impedita ai viaggi e a qualsiasi avventura che non fosse casalinga. Forse era questo. Ma voglio pensare che ci sia qualcos’altro che spinge le donne – ancora oggi in maggioranza lettrici di romanzi – a innamorarsi così palesemente delle narrazioni su carta.

“Un portafogli galeotto a Manhattan” di V. Zucconi

Elizabeth faceva shopping a Madison Avenue. Era lka settimana di Natale e per lei, newyorkese esiliata per lavoro nelle praterie del Nebraska, quell ritorno per le feste in famiglia a Manhattan, la città dove era nata e cresciuta, era una vertigine della nostalgia e dei rimpianti.
Dovette essere un momento di vertigine, nell’ansia di entrare e uscire da negozi, di calcolare quello che il suo stipendio di assistente di Letteratura alla Nebraska University le avrebbe permesso, a farle perdere la testa. Uscendo da un negozio, Elizabeth commise un errore grave. Con le braccia impigliate nei pacchi e nei sacchetti, le mani infreddolite, la testa altrove, Liz (ormai la conosciamo e possiamo chiamarla così) credette di infilare il portafogli nella immancabile borsona da sherpa nepalese che oggi tutte le donne devono portare. Non s’accorse di avere mancato l’apertura. Il portafogli scivolò silenzioso sul marciapiedi.
Forse sapete che NewYork non ha una buonissima fama, in fatto di portafogli, ma sarà stato per via dello spirito natalizio, della distrazione degli altri shopper del caso, quello rimase a lungo ignorato sul marciapiedi.

“Un’esistenza senza durata” di M. Barbery

A che cosa serve l’Arte? A darci la breve ma folgorante illusione della camelia, aprendo nel tempo una breccia emotiva che non si può ridurre alla logica animalesca. Come nasce l’Arte? È generata dalla capacità propria dello spirito di scolpire la sfera sensoriale. Che cosa fa l’Arte per noi? Dà forma e rende visibili le nostre emozioni e, così facendo, conferisce loro quell’impronta di eternità che recano tutte le opere le quali, attraverso una forma particolare, sanno incarnare l’universalità degli affetti umani.
L’impronta dell’eternità … Queste pietanze, queste coppe, questi tappeti e questi bicchieri quale vita assente suggeriscono al nostro cuore? Fuori dai contorni del quadro, forse, il tumulto e la noia della vita, l’incessante e vana corsa stremata dai progetti- ma, dentro, la pienezza di un momento sospeso, strappato al tempo della bramosìa umana.

Da “Il gioco grande del potere” di S. Bonsanti

Pag.36 : … Una storia che aveva tanto in comune con quella che stavamo vivendo in Italia. L’articolo uscì col titolo Spie nere in Germania ed era corredato da un’intervista a un deputato socialdemocratico che aveva presentato al governo federale due interrogazioni su un viaggio compiuto in Germania nel 1969 dai due informatori e neo fascisti italiani Guido Giannettini e Pino Rauti.
Quando “Epoca” fu in edicola, mi contattò un mio amico giornalista. Mi informava che Andreotti, che allora non conoscevo, era interessato ad ascoltare la registrazione completa della mia intervista al trafficante d’armi. Si era rivolto a lui, che sapeva essere mio amico, ed egli, molto imbarazzato, mi riferì la richiesta e tornò da Andreotti con la mia risposta: “Ho scritto tutto quello che mi ha detto, non c’è altro”. Non era vero: avevo tenuto per me, allo scopo di approfondirle, le dichiarazioni riguardanti i complici italiani. Mi seccava molto che un uomo politico così potente pensasse che avrei potuto dare a lui, quasi fossi una sua personale collaboratrice, informazioni che non avevo divulgato ai lettori. C’era qualcosa che mi disturbava in quella richiesta. Ma così andavano le cose.
Sono passati tanti anni, e spesso mi ritrovo a pensare se ciò che accadeva allora è veramente alle nostre spalle. C’è un’Italia che viene da lì e che ancora oggi calca la scena. Non ha mai davvero abbandonato il potere, nemmeno quando sembrava sconfitta. E’ nata per il potere e con il potere. Ci sono personaggi che oggi hanno i capelli bianchi. Quando li incontro per strada mi salutano ed io ricambio. Mi sorridono. Sanno che faccio parte di un’altra storia e che li ho sempre “combattuti”. Ma è come se la partita non l’avesse vinta nessuno, come se il loro sguardo volesse dirmi: “ Vedi, siamo ancora qui, nulla è successo …”.